Trattativa stato-mafia, anche Napolitano nella lista dei testimoni

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tra i 176 testimoni che i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi vogliono ascoltare al processo per la trattativa Stato-mafia, il cui inizio è previsto per il 27 maggio davanti alla Corte d'assise di Palermo. Nella lista, su cui dovranno comunque decidere i giudici, figura anche il presidente del Senato, Pietro Grasso. Napolitano dovrebbe essere sentito, se i giudici accoglieranno la richiesta, in ordine "alle preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio nella lettera del 18-6-2012", concernenti il timore del dottor D'Ambrosio "di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, nel periodo tra il 1989 e il 1993".
5 AGO 20
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tra i 176 testimoni che i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi vogliono ascoltare al processo per la trattativa Stato-mafia, il cui inizio è previsto per il 27 maggio davanti alla Corte d'assise di Palermo. Nella lista, su cui dovranno comunque decidere i giudici, figura anche il presidente del Senato, Pietro Grasso. Napolitano dovrebbe essere sentito, se i giudici accoglieranno la richiesta, in ordine "alle preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio nella lettera del 18-6-2012", concernenti il timore del dottor D'Ambrosio "di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, nel periodo tra il 1989 e il 1993".
In aula dovrebbero andare anche il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, per la questione relativa alle "richieste provenienti dall'imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla cosiddetta trattativa, l'eventuale avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate". I pm vogliono dunque ricostruire il contesto in cui maturarono le telefonate fra Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale Loris D'Ambrosio, oggetto di una questione di legittimità conclusa da una sentenza della Corte costituzionale, che ne ha ordinato la distruzione, eseguita il mese scorso dal Gip di Palermo Riccardo Ricciardi. Anche la seconda carica dello Stato, l'ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, dovrà riferire sulla questione. Nella sua precedente carica, infatti, Grasso aveva ricevuto richieste provenienti dall'ex ministro dell'Interno, Mancino, "aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla trattativa, l'eventuale avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate".